Il Vino Vegano, sintesi di Enologia e Sostenibilità 

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Un sontuoso calice di bollicine, che invita a un brindisi conviviale, sembra a prima vista il risultato esclusivo della trasformazione dell’uva grazie all’azione dell’uomo. Si potrebbe perciò presumere che tutti i vini siano appropriati per chi ha scelto di abbracciare la filosofia vegana, in realtà non è sempre così.

Di seguito esploriamo la definizione di vino vegano,  come si ottiene e il perché della sua crescente diffusione. 

Cos’è il vino vegano?

Volendo semplificare all’estremo, il vino altro non è che succo d’uva fermentato grazie all’azione dei lieviti, indigeni o selezionati, che convertono gli zuccheri contenuti negli acini in alcol.

Fin qui tutto semplice, e vegano.

La faccenda si complica quando il vino viene sottoposto alla chiarificazione, un processo necessario per un risultato limpido. Nelle prime fasi della vinificazione, infatti, nel liquido si trovano molecole di proteine, tannini e fenoli: elementi naturali, che non comportano alcun rischio per la salute,  ma compromettono l’estetica. 

Anche se la gran parte dei vini si auto-raffina quando matura a lungo, gli agenti chiarificanti velocizzano il processo e attirano le particelle rimaste dopo la filtrazione.

Ciò permette di agglomerare le particelle, che diventano più facili da rimuovere. Nonostante si tratti di coadiuvanti tecnologici e non di additivi, in quanto eliminati una volta esaurita la loro funzione, gli agenti chiarificanti sono comunque di origine animale.

Come sono prodotti i vini vegani?
I vini vegani sono prodotti invece solo con componenti vegetali, scelti per la loro efficacia: le cantine che aderiscono a questa filosofia produttiva lasciano che le particelle si depositino naturalmente sul fondo, oppure prediligono agenti di chiarifica come per esempio la bentonite, a base di argilla, le proteine ​​dei piselli, etc.

Prendiamo un esempio italianissimo e “storico”:  Serena Wines . Dal 1881 produttori di vini della vocata zona di Conegliano – Valdobbiadene, Serena Wines ha lanciato una serie di etichette certificate dallo standard Europeo VeganOk. Tra i suoi prodotti certificati troviamo:

  • Prosecco Doc Brut Serena 1881
  • Prosecco Doc Brut Costaross
  • Prosecco Doc Brut Serena Wines 1881

Si tratta di una notizia incoraggiante: anche le aziende storiche, che hanno fatto la storia vinicola italiana, si aprono con coraggio a queste nuove produzioni – forti della loro secolare esperienza.

Naturale, biodinamico, vegano: facciamo chiarezza sui termini del vino

Di recente è divenuta evidente la convergenza tra i valori del consumatore e l’offerta enologica, che hanno seguito un’evoluzione simile. Ecco spiegata la crescente diffusione di etichette naturali e biodinamiche, che affiancano i vini vegani nelle nuove proposte rivolte a una clientela sempre più esigente.

In un certo senso, tutte indicano metodi di vinificazione più naturali, che limitano l’intervento umano, permettendo alla natura di fare il proprio corso.

Eppure esistono delle sottili differenze, su cui è utile fare luce per scegliere con maggiore consapevolezza.

  • 🌜Un vino  biodinamico  è il risultato di una viticoltura per certi versi ancestrale, in cui intervengono solo due componenti, la natura e l’uomo. Strettamente connessa alle caratteristiche dell’ambiente circostante, la vinificazione biodinamica riflette in ogni passaggio, dal tino al calice, le peculiarità che gli acini hanno acquisito in virtù del massimo rispetto delle fasi lunari.
  •  🌱 Un vino  naturale  rispecchia la volontà del viticoltore e dell’enologo di privilegiare la biodiversità, lasciando che l’uva si esprima “senza filtri”. I vini naturali sono realizzati senza l’impiego di alcun agente chimico in vigna, eliminando la meccanizzazione in fase di raccolta e riducendo al minimo i solfiti.
  •  🌱 🌱 I vini  vegani , invece, si distinguono per l’utilizzo di agenti chiarificanti solo di origine vegetale, preferibilmente di argilla come nel caso della bentonite, e la scelta di tappi non ottenuti da colle a base di latte.

Quante tipologie di vini vegani esistono?

Riconoscere i prodotti vegani non è semplice: le etichette, infatti,  non indicano quali agenti chiarificanti sono stati utilizzati , poiché le normative europee e americane non prevedono obblighi vincolanti in materia.

Ad ogni modo, i rivenditori hanno interpretato le esigenze dei consumatori, evidenziando i vini vegani all’interno della propria gamma. In risposta alla crescente diffusione di questa filosofia etica e alimentare, enoteche fisiche e virtuali promuovono i vini che possono fregiarsi dell’etichetta vegana.

I mercati di Regno Unito, Germania e Stati Uniti sono precursori in tal senso: ecco perché espressioni di qualità, ricerca ed eccellenza, come il Prosecco vegano, hanno l’occasione di consolidare il successo del marchio e mantenere rilevante la viticoltura italiana nel mondo.

Nonostante i vini vegani includano ogni tipologia, dai bianchi freschi ai rossi corposi fino ai passiti liquorosi, l’appeal del Prosecco all’estero oggi è tale che un metodo di produzione vegano costituisce un valore aggiunto non trascurabile.

Perché scegliere il prosecco vegano?

Sono diverse le ragioni per cui optare per un vino vegano, in particolar modo quando ci si vuole concedere un calice di bollicine di qualità, come nel caso del Prosecco. Quando ci si trova di fronte a un’etichetta vegana, si avrà la certezza che questa è ottenuta solo con fonti vegetali.

Oltre alle sensibilità personali, il vino vegano riflette l’impegno di una produzione più trasparente e di una ricerca che tende all’innovazione. Ne è unesempio perfetto il successo del Prosecco vegano, che rende ancora più prestigioso un marchio divenuto un simbolo specialmente nei paesi anglosassoni, dove il trend dell’export è in continua crescita.

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